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La formula della viralità

Chiunque abbia pubblicato almeno una volta un post nell’era dei social lo ha fatto sperando che raggiungesse una grande diffusione, concetto che si manifesta a suon di like, commenti e condivisioni. Il nostro contenuto può diventare “virale”, ovvero diffondersi sul web come un virus, a macchia d’olio, e di conseguenza porta notorietà al nostro brand.

Qualche tempo fa la rivista Wired ha provato a definire la formula che descrive nel modo più accurato possibile in cosa consiste un contenuto virale, per poi ovviamente avere la ricetta per confezionarlo.

Ma esiste davvero la formula della viralità?

La formula rintracciata da Wired è in realtà un’equazione che si basa su variabili rintracciabili in tutti i contenuti virali, che se combinati nel modo giusto, incrementano le visualizzazioni in modo significativo, diffondendosi.

I fattori che rendono un contenuto virale

  • La partecipazione
    Il coinvolgimento degli utenti è uno degli aspetti fondamentali poiché genera condivisioni e quindi viene il contenuto viene visualizzato da un ampio numero di persone (es. Ice Bucket Challenge).  Maggiore è la notorietà (misurata in follower) di chi condivide, più rapida sarà la diffusione del nostro contenuto.
  • Gli animali
    Le vere star del web e dei social sono loro: gattini, cuccioli e animali buffi e simpatici in grado di suscitare negli utenti tenerezza, divertimento ed empatia (es. Grumpy Cut o il dolcissimo gufetto che viene accarezzato).
  • La replicabilità
    La possibilità che il contenuto venga riprodotto dagli utenti aumenta l’interesse e ovviamente la sua dispersione sul web (es. Dame tu cosita, Kiki Challenge e i suoi fail, Call me maybe challenge o la più attuale Bottle Cup Challenge lanciata da Ibrahimovic).
  • L’ego
    La creazione di un’emozione specifica aiuta la condivisione: il divertimento (es. Chuck Norris, The Rock, il più banale “può accompagnare solo”). Una star che veicola un messaggio, lo renderà in media più credibile grazie alla sua fama, tanto più se il contenuto ha un carattere esilarante.
  • La banalità
    Sono le cose più semplici e leggere quelle che ci fanno venir voglia di condividere, di guardare, di mettere like e di far diventare un semplice contenuto social un elemento virale. (vi ricordate il vestito oro e blu? E la signora della pelliccetta?).
  • La casualità
    Senza bisogno di specificarlo, la fortuna e il caso sono gli elementi più importanti. Questi elementi non sono totalmente controllabili. La casualità si manifesta il più delle volte sotto forma di “algoritmo”, ovvero quella formula segreta che si cela dietro ai meccanismi dei social e che determina il successo di un contenuto.

Un esempio di contenuto virale che contiene al suo interno tutte queste caratteristiche è Gangnam Style, la canzone del cantante coreano PSY che si è imposto all’attenzione mondiale per essere diventato uno dei video più cliccati di sempre, il primo a raggiungere un miliardo di visualizzazioni. Il vero contenuto virale non è stata la canzone quanto il video. Al suo interno infatti troviamo un balletto (banale ma divertente), animali, situazioni surreali e buffei. Ma la caratteristica fondamentale è una: la replicabilità. Il  balletto si è infatti diffuso a macchia d’olio e sfidiamo qualcuno a non conoscerne le mosse!

Esiste una formula della viralità?

In definitiva: no, non esiste!

Ma abbiamo capito che il contenuto virale deriva principalmente da due variabili, strategia e casualità, con la prima che cerca di monitorare e prevedere più possibile gli effetti della seconda.

Se il caso è poco governabile come possiamo impostare una strategia efficace?

Innanzitutto scegliendo il video come media. I video includono tutto quello di cui ha bisogno un contenuto per diventare virale: immediatezza, velocità, emotività, storytelling. I video sono il futuro dei contenuti anche grazie alle piattaforme social che sono sempre più predisposte per la loro condivisione (vedi Snapchat, e negli ultimi anni anche i grandi social network, Instagram e Facebook, stanno puntando tutto su questo tipo di contenuto).

I fattori psicologici

Appurato che una formula della viralità fissa e sicura non esiste, e non può nemmeno esistere, il sito business2community ha rintracciato tre fattori ricorrenti che possono essere utilizzati a nostro vantaggio nella creazione di un contenuto virale: un grande titolo, l’emotività e la lunghezza.

In conclusione

Le emozioni e l’improvvisazione, da sole, non bastano. L’azienda che vuole creare un contenuto virale deve affidarsi a chi è in grado di maneggiare le variabili, all’interno di una strategia di digital marketing, riducendo, grazie all’esperienza, l’impatto della fortuna nel decretare il successo o meno di un contenuto.

Se vuoi ulteriori informazioni per sviluppare il tuo viral content contattaci!

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